Fotografia come atto di presenza e narrazione interiore
Ho iniziato a fotografare negli anni ottanta, ritraendo i turisti della Riviera Romagnola.
Mi affascina la dimensione onirica, decadente, nostalgica, non ho soggetti preferenziali, a muovermi è sempre la sensazione che mi arriva, non cerco, attendo: un piccolo punto luce, un movimento inaspettato, un’ombra. Amo l’intimità che la macchina fotografica mi permette di vivere, un luogo privato, sospeso tra il mio sguardo e il mondo.
Mi piace pensare la fotografia come atto di presenza e narrazione interiore, ogni scatto è la risposta del momento alla domanda “chi sono?”. Uno spazio simbolico e aperto dove l’esperienza interiore prende forma visiva.
La mia formazione intreccia i linguaggi della fotografia, del teatro e della psicologia, confluendo in una ricerca rivolta ad esplorare i temi dell’identità, della trasformazione e del limite, inteso come soglia tra riconoscibilità e disgregazione.
Al centro del mio lavoro l’idea di una bellezza che nasce dall’imperfezione, il mio sguardo è rivolto all’incrinatura, alla ferita, a quelle tracce silenziose che rivelano l’unicità della propria presenza nel mondo.
Ho preso parte a mostre e pubblicazioni, portando avanti una ricerca in continua evoluzione